Rapido bilancio sulle elezioni calabresi

       L’aspetto forse più rilevante emerso dalle ultime elezioni regionali calabresi è quello che riguarda l’alta percentuale di astensionismo (44%), che si pone comunque in linea con la tendenza in atto già da diversi anni. Non mi soffermo sulle ragioni di detto fenomeno, perché ciò potrebbe allontanarmi dal tema specifico di questo breve bilancio.

     Un dato in controcorrente con il resto dell’Italia è, senz’altro, quello del vistoso risultato conseguito in Calabria da Forza Italia, tant’è che qualcuno ha giustamente proposto di cambiarne il nome con quello di Forza Calabria.

    Il Centrodestra ha complessivamente totalizzato qualcosa come il 55% dei consensi; in ciò favorito, da un lato, dallo stato comatoso in cui si trova ormai da tempo il PD, eternamente commissariato, in quanto logorato da personalismi e da lotte intestine insanabili e, dall’altro, dalla grande frammentazione di Sinistra e Centrosinistra in ben tre liste. Ma, anche se fossero state unite, dette forze non avrebbero potuto comunque superare il 55% raggiunto dal Centrodestra e, quindi, avrebbero perso ugualmente.

    Colpisce non poco il fatto che Occhiuto si sia sentita la vittoria in pugno, ancor prima di conoscere l’esito delle urne, da navigato ed esperto politico qual è.  È partito, infatti, dalla Democrazia Cristiana, per approdare poi, come tanti altri, a Forza Italia, dove, approfittando della temporanea crisi e debolezza di questo partito, è riuscito a farsi subito strada e a conquistarsi un prestigioso incarico, come quello di Capogruppo, del quale si è servito, in occasione di queste elezioni, per presentarsi agli occhi dei calabresi come un politico forte e molto bene addentrato nei giochi di potere della politica nazionale.

   Occhiuto ha saputo, inoltre, impostare efficacemente la propria campagna elettorale, scegliendo non il trito e ritrito metodo della denigrazione personale degli avversari, ma ricorrendo allo strumento, da sempre più efficace, di propaganda elettorale, qual è appunto quello di promettere la pronta e sicura soluzione dei cronici problemi della regione Calabria, a cominciare da quello fatidico della Sanità e dal suo ormai non più procrastinabile commissariamento.

    Sicuramente un Governo, come quello di Draghi non politico, ma di unità nazionale, e a breve in grado di disporre dei 220 miliardi europei del Piano per la Ripresa post-pandemica, potrà favorire al meglio la futura azione amministrativa di Occhiuto, se questi tuttavia saprà approfittarne. Dovrà certo comporre – non in tempi lunghissimi, come accade di solito nel Centrodestra, per la rissosità dei Partiti che lo compongono – un’ottima squadra di governo, e non dovrà farsi condizionare dagli alleati, ma procedere all’insegna della concretezza, dell’operatività e della legalità. Ce la farà? Per il bene della Calabria è ovvio che se lo augurano in molti.

    Un aspetto curioso di queste Elezioni è quello che riguarda il Sistema Elettorale calabrese, il quale, nel mentre esclude l’accesso al neoeletto Consiglio regionale ad una candidata, come Flora Sculco, che ha riportato ben 6440 voti, concede assurdamente lo scranno al rappresentante dei Cinque Stelle, Francesco Afflitto, che ha raccolto solo 1897 voti.  Per questo Occhiuto farebbe bene a dare rappresentanza, quantomeno nella sua Giunta, alla candidata che gli ha procurato tanti voti utili per la sua vittoria e, di conseguenza, alla città di Crotone, che non ha alcun politico nel Consiglio appena eletto.

     Alla coalizione capeggiata da Amalia Bruni – senza voler disconoscere gli alti valori scientifici e morali dell’autorevole persona – non ha certo giovato il fatto che una delle sue componenti più caratterizzanti e innovatrici, come il Movimento civico Tesoro Calabria di Carlo Tansi, sia risultato ormai privo di alcun credito politico agli occhi dell’elettorato, da un lato, per la rottura con De Magistris – giustificata quanto mai, ma forse incomprensibile ai più, visto che il fondatore di detto Movimento aveva fatto un passo indietro a favore dell’ex-sindaco napoletano – e, dall’altro, per l’alleanza col PD,  che era stato ritenuto, fino a qualche tempo prima, il principale esponente del PUT, ovvero del Partito unico della torta. Nulla di strano che i calabresi non abbiano premiato con i loro voti detto Movimento, come i suoi rappresentanti legittimamente si aspettavano.

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